Ilva, i lavoratori: “Pacta servanda sunt”. Dopo il corteo, in 300 occupano il cortile di Tursi
Sono partiti stamattina dallo stabilimento di Cornigliano, hanno raggiunto il centro in corteo e hanno occupato il cortile di palazzo Tursi. I lavoratori di Ilva non mollano.
Mentre una delegazione è andata a incontrare il prefetto Fiamma Spena, 300 lavoratori Fiom hanno deciso che non si muoveranno dal cortile del palazzo del Comune fino a quando non otterranno <adeguate garanzie> e non sarà comunicata la data della convocazione del collegio di vigilanza.
In piazza sono scesi i lavoratori di Fim, Fiom e Uilm, ma le posizioni sono differenti. Per Fim Cisl è prioritario che il governo lavori perché arrivi un acquirente in grado di proseguire e rilanciare l’attività dell’azienda. Sia per Fim sia per Uilm Uil, l’emendamento presentato in parlamento da Lorenzo Basso (Pd), che vuole garantire il reddito fino al 70 per cento per i lavoratori con contratti di solidarietà fino a settembre, è positivo. Per Uilm, se le risorse non basteranno, dovrà farsi carico del resto l’Inps. Durissima la posizione di Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil, che richiama il governo e gli enti locali al rispetto dell’accordo di programma. La posizione di Fiom viene da tempo sostenuta dalla Lega e dall’assessore alle Attività Produttive della Regione Edoardo Rixi. Per Manganaro, <l’emendamento presentato dal Pd è una presa in giro> perché <non risolve niente>. Fiom chiede il rispetto dell’intero accordo di programma <sia per il salario sia per la continuità occupazionale>. Manganaro avverte: <Se qualcuno pensa di vendere l’Ilva cancellando l’accordo si troverà ad affrontare a rabbia dei lavoratori>. I lavoratori chiedono che l’emendamento venga modificato prevedendo anche finanziamenti per la produzione della banda stagnata e fondi per i lavori socialmente utili. Alla manifestazione ha partecipato anche il segretario nazionale della Fiom, Rosario Rappa che ha ricordato come il decreto preveda il mantenimento di adeguati livelli occupazionali, non il mantenimento di quelli attuali. Anche Rappa ha chiesto il mantenimento degli impegni dell’accordo di programma, dalla tutela del reddito agli investimenti sulla prouzione della banda stagnata, <da cui deve partire il piano industriale>.


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